GUERRA E PACE

Immaginate un mondo che abbia conosciuto sempre e solo la pace. E un mondo che invece abbia conosciuto sempre e solo la guerra. In entrambi questi casi parlare alle popolazioni di guerra o di pace non avrebbe senso. Per tutti la propria condizione sarebbe quella normale, naturale, che è sempre stata, è e, presumibilmente, sempre sarà. Una realtà, quindi, che non può essere definita con un termine che assume un senso solo in relazione al suo opposto. Soprattutto quando questo opposto esprime un significato sconosciuto.
Veniamo a noi.
Siamo nati e conviviamo da sempre con il conflitto stradale. Tutte le morti violente ci sconvolgono e ci indignano: omicidio a scopo di rapina o per raptus, caduta da un balcone o da un dirupo, morti sul lavoro, per attacco terroristico, ecc.      Quelle causate dalla violenza stradale no.
Sono ordinarie, quotidiane, scontate, ineluttabilmente legate e connesse ad un fenomeno altrettanto ordinario e ineluttabile come la mobilità stradale.
Non solo non siamo capaci di immaginare la pace sulle strade ma, conseguentemente, non siamo neanche in grado di porci come obbiettivo il rifiuto del conflitto. Rinunciamo infatti a riconoscere, contestare e contrastare i presupposti elementari su cui esso si fonda, dando assurdamente anche questi per irrinunciabili, necessari. Al contrario ci ostiniamo a illuderci di poter convivere con la guerra sulle strade, cerchiamo di contenerla, di ridurne gli effetti, che però risultano essere sempre tragicamente nefasti.
È qui che serve la svolta culturale, la scelta tanto netta quanto obbligata che può portare ai risultati desiderati.
Se è vero che l’unica guerra che si vince è quella che non si fa dobbiamo operare in modo che i veicoli tornino ad essere finalmente pacifici mezzi di trasporto disinnescando la carica esplosiva, leggi velocità, che li rende pericolose armi letali.
Gli interventi di sicurezza stradale che non hanno come obbiettivo la disattivazione del devastante potenziale d’urto che raggiungono gli autoveicoli e che troppo spesso scaricano sugli esseri viventi non sono solo inutili.
Le politiche che non perseguono direttamente o indirettamente lo smantellamento delle effettive cause del conflitto possono veicolare messaggi ambigui tra gli utenti della strada e persino tra le istituzioni complicando la già delicata e difficile opera di sicurezza stradale.

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