FENOMENOLOGIA DELLA SICUREZZA STRADALE: PERCHE’ GUIDIAMO COSI’ (MALE). IL MODELLO COMPORTAMENTALE GENERALE DI GUIDA

Come impariamo a guidare?

   Formiamo veramente le capacità necessarie per manovrare un mezzo nel traffico attraverso le lezioni teoriche e pratiche dei corsi di scuola guida?

   La guida è un modello comportamentale acquisito in iper apprendimento, una modalità, analoga al “full immersion”, con cui impariamo, ad esempio, anche il linguaggio. Come per la parola cominciamo ad essere oggetto di infiniti messaggi e stimoli da chi ci circonda fin dai primi giorni di vita, così per la guida procediamo, per lo più inconsciamente, ad acquisire informazioni e stimolazioni sino dalla prima volta che usciamo di casa.

    Accompagnati in auto dai genitori, andando a passeggio, attraversando la strada, viaggiando sul bus o pedalando in bicicletta iniziamo sin da giovanissimi ad accumulare dati e messaggi che provengono da tutti i soggetti che si spostano intorno o insieme a noi.

Le deformazioni
Chiaramente ogni codice comportamentale appreso in questo modo può essere soggetto a deviazioni causate da messaggi errati ricevuti in fase di formazione. Nel caso del linguaggio, ad esempio, l’ambiente sociale circostante può contribuire a far assumere inflessioni dialettali o forme espressive caratteristiche dell’area geografica di residenza. Il compito di rettificare e formare le corrette modalità comunicative verbale e scritta spetta, o dovrebbe spettare, al mondo dell’istruzione, stabilmente e obbligatoriamente accanto al soggetto dall’infanzia fino alla maturità, insieme all’indispensabile funzione educativa della famiglia.
Anche per la guida è fondamentale l’esempio fornito dall’ambiente in cui l’individuo si muove e vive. Ogni comunità e i suoi spazi fisici e sociali, più o meno grandi che siano, sono caratterizzati, tra l’altro, anche da un modello corrente di mobilità e di approccio al traffico. In questo senso è significativo l’ormai “storico” (anno 1999) cartoon di Bruno Bozzetto sulle differenze tra popolazione italiana e quella dell’Europa più civile, con molti riferimenti ai nostri comportamenti indisciplinati e pericolosi sulle strade.

https://www.youtube.com/watch?v=tzQuuoKXVq0

I correttivi
L’azione di formazione istituzionale, ovvero i corsi di scuola guida o le lezioni negli istituti scolastici superiori, hanno ben poca parte nel determinare lo stile e i comportamenti dell’individuo nel traffico. Anche quel soggetto che ne esce con il miglior profitto, fatte salve alcune norme base socialmente riconosciute, non potrà fare a meno di uniformarsi,  al più presto, al codice comportamentale comune, pena il continuo attrito e conflitto con la massa circolante circostante che lo impone ed esige.

Folle lite in strada per un colpo di clacson

Sebbene la società preveda, soprattutto con il Codice della Strada e gli strumenti da questo predisposti, precisi e ben definiti correttivi ai comportamenti stradali deviati e quindi pericolosi, in realtà osserviamo che la norma che prevale è quella dettata dagli stili di guida collettivi consolidatisi e uniformatisi nel tempo e confluiti a formare quello che
possiamo definire il Modello Comportamentale Generale di Guida.

Le conferme
A riprova del rovinoso scollamento tra la norma formale e il comportamento effettivo sulle strade basterebbero l’osservazione quotidiana diretta della violenta realtà motoristica, i significativi dati di sinistrosità e mortalità stradali, il numero altissimo, in valore assoluto, di sanzioni comminate ma allo stesso tempo molto basso in proporzione alle violazioni effettuate e la tendenza alla riduzione/rinuncia agli spostamenti soprattutto da parte delle categorie vulnerabili.
Si parla di un tasso che va dal 10 al 15% (dati Isfort) di cittadini, soprattutto anziani, disabili e bambini,  costretti in casa contro la loro volontà, ostaggio di una forma di minaccia che potremmo definire terrorismo stradale.
A mettere un ulteriore sigillo a riprova dello stato di diffusa anarchia stradale è il mondo  accademico con il caso esemplare di un corso di Diritto Pubblico (anno 2015) presso l’Università La Sapienza di Roma dove l’incapacità delle istituzioni di effettuare controlli sulla velocità dei veicoli viene assunta come simbolo per configurare la tipologia giuridica dell’inapplicabilità della legge.

screenshot diritto vale x limiti velocità - Copia - Copia

 

Quali sono i fattori che hanno contribuito, e tuttora contribuiscono, a determinare il Modello Comportamentale Generale di Guida?
Si tratta di vari elementi che concorrono a sistema.

Condizionamenti individuali

STRESS DA TRAFFICO – CONFLITTO PER LO SPAZIO E PER IL TEMPO

Sicuramente il crescente numero di autovetture circolanti, sproporzionato rispetto ai limitati spazi urbani disponibili, e la conseguente opera di monopolizzazione e saturazione di gran pare delle aree pubbliche riservate agli spostamenti, hanno creato un progressivo aumento di quello stress da traffico e il radicalizzarsi e il diffondersi di comportamenti sconsiderati e aggressivi sulle strade. Fenomeno accentuato poi da percorrenze sempre più lunghe per effetto dell’urbanizzazione diffusa (sprawling).

Recenti ricerche dimostrano che non è tanto il lavoro che ci logora quanto il modo per raggiungerlo e per tornare alle proprie abitazioni, soprattutto quando si utilizza il mezzo privato a motore.

http://www.humanitasalute.it/prima-pagina-ed-eventi/24991-stress-da-traffico-tragitto-casalavoro-il-momento-piu-faticoso/

La lotta per (illudersi di) guadagnare, con alte punte di velocità, un manciata di secondi tra un incolonnamento e un altro, la sfida per accaparrarsi lo spazio in testa alla fila con la conseguente partenza stile Formula Uno allo scattare del semaforo verde, suonare il clacson nervosamente perché ci si sente ostacolati dal mezzo che indugia davanti a noi, lasciare l’auto in doppia fila, o sul marciapiede, perché non c’è tempo e modo di trovare parcheggio regolare, non dare precedenza al pedone sulle strisce pedonali, la perenne agitazione al volante, sono comportamenti, oramai comunemente diffusi, generati da frustrazione di guida, livelli molto bassi di cultura della strada e di grave carenza di efficaci politiche istituzionali.
Parlando di cultura è fondamentale accennare a come alcuni valori sostenuti e promossi da società e media abbiano forti implicazioni sugli atteggiamenti perversi di guida.

Condizionamenti sociali
Primo tra tutti il MITO DELLA VELOCITA’.
Le leggende umane che hanno popolato il mondo degli sport motoristici, l’orgoglio nazionale che pervade le sfide per il titolo di migliore tecnologia automobilistica sui circuiti, il rilievo dato dai media alle eroiche imprese per arrivare primi al traguardo sono fattori confermati da tutti gli psicologi interpellati da rete #Vivinstrada come attivi soprattutto, ma non esclusivamente, su alcuni soggetti più sensibili all’influenza emulativa. Vale la pena di ricordare che l’effetto perverso di questa azione anche su una piccola parte degli utenti come il 5%, ad esempio, rappresenta, sul totale di 40 milioni di conducenti, la ragguardevole cifra di 2 milioni di soggetti pericolosamente sovraeccitati dal brivido della velocità.
Il contorno non meno determinante di spot pubblicitari di auto e motoveicoli spesso basati sulla sportività e l’aggressività dei mezzi promossi, il messaggio di film d’azione dove si propongono scene di emozionanti fughe, inseguimenti e duelli tra veicoli a velocità folli e in luoghi spesso affollati di persone non possono far altro che rafforzare un latente spirito di spregiudicatezza e spericolatezza al volante, devastanti ai fini della sicurezza stradale.

http://italians.corriere.it/2011/10/23/6962/

Primeggiare a tutti i costi, inoltre, è anche un requisito costantemente richiesto dalla nostra società, in vari ambiti, dal lavoro alla scuola allo sport, dove si ripetono costantemente messaggi che veicolano prepotentemente il principio che chi non arriva primo è un perdente.

ESIBIZIONISMO
Ulteriore e non meno importante considerazione riguarda l’identificazione dell’utente con alcuni simboli incarnati dal proprio mezzo, che perde il senso di strumento di spostamento per assumere altri significati, così come vengono promossi dai media e riconosciuti dalla pseudo cultura corrente. Potenza, bellezza, ricchezza, ostentazione, aggressività, superiorità, successo compongono il quadro dello status symbol che caratterizza la proprietà e l’uso di un’auto o di una moto.

ASSENZA DELLE ISTITUZIONI
Abbiamo visto come manchino drammaticamente interventi sia di formazione, individuale e collettiva, per una condivisione responsabile delle strade, che di controllo della violenza del traffico da parte dei soggetti istituzionalmente competenti e anche una visione urbanistica delle città favorevole alla vivibilità degli spazi comuni. Si è andata via via consolidando una prassi quanto mai infondata ed errata per cui le politiche di sicurezza stradale tendono a colpire soprattutto particolari figure border line dell’utenza, come drogati e alcolizzati, o alcuni comportamenti di secondaria importanza senza considerare, invece, il sopra illustrato modello patologico di guida diffuso più o meno gravemente tra tutta l’utenza stradale nel suo complesso.  Duole rilevare come, in genere, gli interventi si concentrino su soluzioni complementari, come cinture di sicurezza, sistemi frenanti, casco per motociclisti, visibilità per ciclisti e pedoni, fondo stradale, etc, piuttosto che su imprescindibili interventi prioritari quali sono la cultura della pacifica convivenza sulla strada, la moderazione e la riduzione del traffico.

Caratteristiche del modello comportamentale generale guida
Il modello ha valenza precettiva sulla generalità dell’utenza, su tutto il territorio stradale, in quanto il suo rispetto è richiesto e imposto, in una sorta di psicosi collettiva, dalla generalità dei conducenti. Il carattere coattivo è supportato dal requisito della sanzione consistente nella riprovazione comune per chi non vi si attiene, dimostrata da immediate reazioni come il suono del clacson, richiami e minacce verbali, sorpassi e manovre aggressive, fino al contatto fisico tra conducenti, come spesso riportato dalle cronache.
Inoltre il modello non riconosce differenze tra generi, età, condizioni economiche, culturali o geografiche, se non trascurabili.
Tale modello è così pervasivo che non consente agli attori che lo replicano di essere pienamente consapevoli di quanto sia non solo non funzionale ma anche dannoso, lesivo e mortale l’insieme degli atteggiamenti che esso impone. Risulta quindi scarsamente utile la recente introduzione del reato di omicidio stradale.
Si possono riconoscere due gradi di livello di indisciplina all’interno del Modello: Comune e Alto.
Il grado comune è quello che causa la sinistrosità diffusa e il maggior numero di vittime (investimenti di pedoni, ciclisti, coinvolgimento di motociclisti, sinistri autonomi e scontri per velocità); quello alto ha un grande impatto sull’immaginario collettivo e causa, in proporzione al totale, un basso numero di vittime (guida contromano, uso di alcol e droga, coinvolgimento di grandi mezzi per autotrasporto, etc) ma è quello che concorre a creare le politiche di sicurezza stradale, per questo motivo limitate e inadeguate.
Parole chiave che aiutano a riconoscere e a definire il Modello Comportamentale Generale di Guida sono:
stress, frustrazione, repressione, estrema disinvoltura, fretta, agitazione, compulsività, nevrosi, irrequietezza, concitazione, insofferenza, aggressività, intolleranza, violenza, passione ed emulazione della velocità, agonismo, egoismo, esibizionismo.

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