LA FAMIGLIA ITALIA E I BARONI MACCHINONI

ferrari-458-italia-con-bandiera-italiana

La famiglia del signor Aldo Italia è in subbuglio. La situazione è diventata insostenibile. I tre figli sono in rivolta e protestano per la mancata attenzione alle loro esigenze, al loro accrescimento socio culturale e al benessere psicofisico.

“Cosa vi manca? Avete tutto il necessario!” Dice il signor Aldo, mentre incrocia lo sguardo della moglie Enza in cerca di sostegno, che invece non arriva, anzi.
 “Per la verità, caro, sono anni che non facciamo un viaggetto, possiamo permetterci un libro ogni tanto e abbiamo rinunciato a qualunque corso di lingua, di musica o altra attività sportiva per i nostri ragazzi, non parliamo poi di mostre o spettacoli… Sono cose indispensabili per la loro formazione e la loro salute. Eppure abbiamo delle entrate economiche niente male!”
“Papà, lo sappiamo qual è il problema…” attacca Maura, la figlia più grande, forse la più risentita. “Ogni mese abbiamo questa croce che si ripete ormai da troppi anni, una spesa fissa assurda che ci impedisce di investire nel nostro futuro. E’ ora di finirla!”
La pausa di silenzio generale è molto eloquente. Tutti in famiglia sono al corrente di quanto sia insostenibile e perversa la situazione dovuta al peso economico permanente di quei lavori di manutenzione e riparazione ripetuti a così breve distanza di tempo e per lo stesso oggetto.  Ovvero, al ritmo di circa una volta al mese, entrano in casa gli operai che, a rotazione tra pittori, muratori e idraulici,  tentano di riparare i danni causati dagli occupanti dell’appartamento del piano superiore, i baroni Macchinoni.
Succede infatti che ci siano fastidiosissime infiltrazioni di acque reflue, non proprio chiarissime, provenienti dal piano superiore, che si propagano lentamente ma inesorabilmente lungo le pareti dell’appartamento della famiglia Italia e la obbligano a ricorrere al continuo intervento delle squadre di tecnici. Con il conseguente pagamento dei lavori.

Recentemente i signori Macchinoni erano stati con cortesia, forse troppa, invitati a provvedere a questo increscioso, oltre che oneroso, inconveniente. Era chiaro che la responsabilità dei danni dipendesse da loro e c’era stato l’impegno a risolvere la questione anche se, per la verità, non erano mai sembrati molto convinti.

Intanto anche Fabio, il piccolo di casa, sembra aver esaurito la pazienza.
“Papà, i miei amici vanno in piscina a fare pallanuoto e mi chiedono sempre di unirmi al gruppo:  Mi sono stancato di dire che non mi piace come sport, io non vedo l’ora di poter divertirmi con loro. Devi mettere fine a questa situazione!”
Enza lo prende da parte per non farsi sentire dai ragazzi che cominciano a parlottare tra loro alquanto adirati e amareggiati.
“Aldo, qui non si tratta solo di un po’ di sport e qualche viaggio, siamo anche in difficoltà con visite e controlli medici di routine e i progetti di formazione principali come per Maura che l’anno prossimo dovrà cominciare gli studi universitari e non sappiamo se siamo in grado di sostenerli economicamente. Il taglio mensile che dobbiamo fare alle nostre entrate dovuto ai continui lavori di ripristino dell’appartamento è diventato inaccettabile e insostenibile.”
Aldo osserva a lungo i figli, poi Enza.
Fa un lungo respiro, stringe per un attimo i pugni come per darsi forza da solo poi comincia a parlare.
“Bene, sapete tutti che i baroni Macchinoni sono molto potenti e influenti. E’ vero, non ho mai avuto il coraggio di affrontarli con decisione, come la questione meritava, e ho rischiato per questo di rovinare il futuro della mia famiglia. E’ arrivato il momento di metterli di fronte alle loro responsabilità, una volta per tutte. Salgo subito, in questo momento li trovo, comunico loro che se non cominciano subito i lavori di riparazione definitiva dei loro impianti provvederò per vie legali, il nostro avvocato mi ha già detto da tempo che non hanno alcuna possibilità di scelta. Scusatemi per il disagio che vi ho provocato con la mia inerzia e viltà. Avremo presto a disposizione nuove risorse per sostenere le nostre necessità e i nostri legittimi sogni. Vado!”
————————————————————————-
Se non si capisse la metafora, lo sviluppo del nostro Paese è tenuto in ostaggio dai costi improduttivi fissi dovuti alla incapacità e alla mancanza di coraggio nell’attuare opportune politiche di contrasto alla violenza stradale.
TRENTA MILIARDI DI EURO ALL’ANNO.
Mentre il costo umano del dolore non è quantificabile, questo è il costo economico di migliaia di vittime e centinaia di migliaia di feriti e sinistri.
Una parte è PIL per interventi di emergenza, assistenza e ripristino strutture, una parte è mancata produttività per morte o invalidità del lavoratore.
Ma il PIL generato è assolutamente improduttivo, così come vedersi imbiancate ripetutamente le pareti della nostra casa, per la qual cosa gli unici ad essere felici sono i titolari dell’impresa incaricata dei lavori, non certo chi li paga.
Immaginate quanti investimenti PRODUTTIVI si potrebbero realizzare con trenta miliardi disponibili ogni anno. Scuola, sanità, treni e infrastrutture ferroviarie, mezzi e reti per il trasporto locale, messa in sicurezza idrogeologica e antisismica, solo per citare le note più dolenti della nostra realtà sociale.
Eppure la sicurezza stradale non è mai stato e non è ancora un tema in agenda dei vertici politici se non per disorganiche soluzioni approssimative e superficiali.
La legge delega al Governo per l’emanazione del Nuovo Codice della Strada è ferma da due anni al Senato e anche una eventuale celere approvazione non garantisce comunque risultati certi.
Non è possibile individuare responsabili, né politici né tecnici, per l’olocausto stradale che ha prodotto fino ad oggi mezzo milione di vittime e quindici milioni di feriti. Non esiste una scuola che formi e produca figure professionali all’altezza di un problema di questa portata a cui imputare responsabilità o riconoscere meriti in base agli obiettivi raggiunti.
Nessuno che abbia il coraggio, inoltre, di far assumere all’industria automotive le pesanti responsabilità che gravano su di essa per aver contribuito a costruire una selvaggia e devastante cultura della strada.
Il doveroso rispetto per chi ha perso il bene inestimabile della vita e per chi rischia, consapevolmente o inconsapevolmente, tutti i giorni la propria incolumità sulle strade, e la continua apprensione per familiari e amici, ci impongono questa formale denuncia.
Una chiara e decisa dichiarazione pubblica di inaffidabilità per l’attuale classe politica, un potere decisionale senza capacità né volontà di affrontare efficacemente la questione della prevenzione della strage stradale.
Questo nella speranza, anche se labile, che possa servire a favorire una reale presa di coscienza e ad avviare un vero percorso verso una nuova sicurezza stradale. Preferibilmente coinvolgendo le realtà associative che hanno maturato conoscenze e competenze idonee ad affrontare la sfida del contrasto alla violenza stradale.
Alfredo Giordani
Rete #Vivinstrada
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...