LE COLPE DELL’AGNELLO

L’agnello a cui ci riferiamo è quello della famosa favola di Fedro, Lupus et agnus, in cui il piccolo ovino viene accusato da un lupo di inquinare l’acqua del ruscello a cui ambedue si stanno abbeverando. La bestiolina inerme però si trova a valle rispetto al canide e a nulla vale far notare le proprie giuste ragioni di innocenza. Il lupo, avanzando altre improbabili motivazioni, aggredirà l’agnello semplicemente perché nel mondo animale è la forza l’unico parametro di confronto tra soggetti in competizione tra loro.

Nel mondo umano (?) sta avvenendo qualcosa di analogo tra utenti della strada molto (MOLTO!) differenti per dimensioni,  massa e potenziale offensivo. Dopo la categoria dei ciclisti che “sfrecciano” impunemente su strade e marciapiedi, i pedoni che si “gettano” in mezzo alla strada, anche se correttamente sulle strisce pedonali, sembra giunto il momento anche dei “criminali” monopattinisti.

Assistiamo, infatti, al florilegio di accuse quotidiane di “pericolosità” da parte di media e persino di rappresentanti istituzionali verso l’ultimo arrivato in campo di mobilità leggera. Che, sia chiaro, si aggiunge e non soppianta di certo le ormai storiche leggende metropolitane riguardanti le altre modalità sostenibili. 

Queste suggestioni si basano su dati e ricerche concreti e ufficiali?

Abbiamo provato a consultare i dati Istat relativi a sinistri e vittime rilevati nell’anno 2019 e individuare la relazione tra morti e tipologia di veicoli coinvolti nei sinistri che li hanno causati.
Sebbene la documentazione raccolga complessivamente circa 90 tabelle, non ne esiste una in particolare che consenta di estrapolare direttamente questa relazione, desunta quindi dall’incrocio di più prospetti informativi.

LINK ISTAT


   Per semplicità abbiamo operato su 3 categorie: PEDONI, CICLISTI e tutto il resto dei MOTORIZZATI (quindi utenti di auto, moto, ciclomotori, autocarri, pullman, etc) individuando per ogni vittima quali tipologie di utenti hanno partecipato all’evento mortale.

Tra gli utenti rilevati non compaiono ancora gli utilizzatori dei monopattini, che, abbiamo appreso, appariranno nei prossimi dati, scorporati dai ciclisti. Le prime informazioni saranno fornite con il report di luglio 2021 sui dati 2020.

1493 delle 3173 vittime totali sono dovute a schianti tra veicoli non leggeri e ben 892 persone sono morte in schianti che hanno coinvolto un solo veicolo “motorizzato”, ovvero in un sinistro autonomo.

I veicoli pesanti sono ancora protagonisti nell’uccisione di 534 pedoni e e 253 ciclisti.

Una persona è stata uccisa da un ciclista.

La notizia è che il 99,97% delle vittime sulla strada si è avuto con la partecipazione di mezzi motorizzati non leggeri e solo lo 0,03% a causa di un mezzo leggero.

Dati nudi e crudi, che dovrebbero far riflettere sulle innumerevoli affermazioni infondate (fake news?) che contribuiscono al fenomeno indegno del victim blaming, la colpevolizzazione della vittima.

La gravità di una più o meno deliberata campagna discriminatoria e diffamatoria verso gli utenti fragili della strada è data anche dal fatto che simili attività persecutorie contribuioscono a ostacolare e destabilizzare efficaci politiche di contrasto ai veri fattori che determinano una strage stradale che continua a perpetuarsi intonsa da decenni.

Alfredo Giordani

Rete #Vivinstrada

Articolo: Casco obbligatorio sul monopattino: il Tar boccia il comune di Firenze.

Articolo: Monopattini elettrici, troppi incidenti e pericoli alla guida.

Articolo: Monopattini, nuovo incidente. Sono pericolosi e usati male.

Articolo: I dati choc sui pattini elettrici.

Articolo: Il pericolo dei monopattini elettrici.

Articolo: I monopattini elettrici possono essere pericolosi per i non vedenti.

CONTROMANIFESTAZIONE AL SALONE DELL’AUTO DI MILANO. Sabato 12 giugno 2021.





MILANO 2021: AUTOSALONE O CITTÀ DELLE PERSONE?

36 associazioni e comitati contro le modalità scelte per l’organizzazione del Milano Monza Open-Air Motor Show: “Manifestazione anacronistica, occorre diminuire il tasso di motorizzazione privata, non incentivarla”

Nonostante numerosi rinvii causa Covid, dal 10 al 13 giugno 2021 a Milano e a Monza si terrà il Milano Monza Open-Air Motor Show, con decine di auto in esposizione lungo 3 Km di vie pedonali, da San Babila attraverso Piazza Duomo, perfino intorno alla cattedrale, per arrivare al Castello Sforzesco.

Le oltre 100 automobili e motociciclette esposte, si legge sul sito web dell’evento, presenteranno dei “QR code posti su ogni pedana che permetteranno agli interessati di visualizzare la pagina riservata ad ogni modello, con schede tecniche, immagini, video e link per contattare le case costruttrici.”

Le associazioni della società civile e gli attivisti di reti e realtà nazionali e lombarde richiamano l’attenzione dei cittadini e dell’amministrazione sulla contraddizione di ospitare e patrocinare un evento come questo: da una parte si incentiva direttamente l’acquisto dei prodotti “di oltre 50 brand costruttori”, trasformando lo spazio pubblico in un autosalone privato; dall’altra Milano tenta di promuovere la sua immagine nazionale e internazionale di città sostenibile e attenta alle esigenze di sicurezza e benessere dei cittadini di tutte le età e le abilità.

Per rendere le città sostenibili, sicure, vivibili per tutte le persone, occorre diminuire il tasso di motorizzazione privata, non incoraggiarlo con iniziative che vanno in contraddizione con le linee guida del PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) approvato dallo stesso Comune di Milano nel 2020. Milano è inoltre in evidenza nella rete globale C40 Cities e già nel 2000 aveva sottoscritto la Carta di Aalborg (Carta delle città europee per uno sviluppo durevole e sostenibile).

Le città europee (Berlino, Berna, Vienna, Francoforte, solo per fare alcuni esempi) hanno tassi di motorizzazione privata molto inferiori a quello delle città italiane che, come si evince anche dalla recente ricerca di Legambiente Clean Cities (2021), soffrono di un notevole ritardo. L’italia è uno dei paesi con il più alto tasso di motorizzazione in Europa, con 656 automobili ogni 1000 abitanti (Milano: 495).

Se vogliamo uno spazio pubblico più democratico e inclusivo dobbiamo cambiare il modello di mobilità. Sempre meno auto private, più spazio alle persone, a partire dai minori, dagli anziani e dalle persone diversamente abili; sempre più spostamenti con veicoli a emissioni realmente zero, sempre più condivisi, collettivi, silenziosi e sicuri. In attesa che anche l’Italia prenda posizione sulla proposta di vietare la vendita di veicoli diesel e benzina al 2030 in Europa, attualmente sottoscritta da nove paesi UE, i danni di una motorizzazione eccessiva continuano a essere ingenti e sotto gli occhi di tutti: incidenti, congestione, inquinamento, alterazione del clima, mancanza di spazio per attività commerciali e per il benessere, bolle di calore, cementificazione, consumo di suolo.

Le auto sono inoltre armi improprie: quando non rimangono bloccate in un ingorgo diventano sempre più veloci e letali: nel 2019 a Milano sono morte 34 persone, con oltre 10.000 feriti, per un totale di oltre 8.000 incidenti. Pensando alla salute delle giovani generazioni, mai come in questo periodo storico i bambini si muovono così poco: il 73% dei bambini italiani è accompagnato a scuola in auto, anche per brevi tratti, con ripercussioni negative sulla salute psico-fisica, sull’autostima e sulla loro futura indipendenza.

Alti sono i costi sanitari e sociali legati all’inquinamento della città (perdita di anni di vita e di giornate di lavoro). L’aria della Pianura Padana è pesantemente contaminata da pericolosi inquinanti prodotti da fonti diverse. Nelle città questi sono maggiormente causati dal traffico veicolare, considerando le emissioni primarie, il secondario e il risollevamento delle polveri. L’usura e l’abrasione di asfalto, pneumatici, freni e frizioni sono fonti inquinanti in aumento e le auto elettriche, da sole, non risolveranno quindi il problema dell’inquinamento e del traffico in città, né gli effetti negativi sul clima.

Perché quindi invogliare la gente a comprare ancora più auto, se siamo già al capolinea? Serve invece più coerenza: Milano non può sostenere la sua immagine green e sostenibile se al contempo patrocina un evento come il Milano Monza Open-Air Motor Show. Piuttosto, promuova in sede regionale e nazionale il modello di Città 30 Km/h: una città efficiente, sana, produttiva e sicura per tutte le età e le abilità, con sempre più trasporto collettivo, uscendo dalla logica di città parcheggio e autodromo o, come in questo caso, di città autosalone.

Le associazioni chiedono al governatore della Regione Lombardia e ai sindaci di Milano e Monza di ripensare al sostegno concesso a una manifestazione anacronistica come questa, che contribuisce a promuovere la necessità della motorizzazione di massa, ormai fuori dalla storia: perfino in Italia il Motor Show di Bologna ha da tempo cessato la sua programmazione, mentre in seguito alle contestazioni il Salone dell’Automobile di Francoforte non si terrà più nella città che a lungo lo ha ospitato.

Il pomeriggio di sabato 12 giugno le associazioni invitano tutti i cittadini a visitare il Motorshow in modo consapevole e critico, cercando i QRCode che spiegano i reali effetti di una motorizzazione indiscriminata, per mostrare che un altro mondo (e modo di spostarsi) è possibile.

Associazioni e comitati sottoscriventi

Legambiente Lombardia Onlus

Legambici – Legambiente per la mobilità attiva e la ciclabilità APS Milano

Circolo Legambiente A.Langer Monza

Genitori Antismog APS

Rete Vivinstrada

Famiglie senz’auto

MobiGe – Genova

Cittadini per l’Aria

Bike to School

FIAB Milano Ciclobby

Extinction Rebellion Milano

Ciclisti Urbani Rimini

Genovaciclabile

salvaiciclisti Bologna

Ecoistituto di Reggio Emilia e Genova

Massa Critica Genova

Rinascimento Genova

Massa Marmocchi Milano

Vas Verdi ambiente e società

Coordinamento BiciPace

Fiab MonzainBici

Ecodallecitta.it

Campagna Strade Scolastiche

Comitato Parco di Monza

Comitato “Villa Reale è anche mia”

Greenpeace Italia

Associazione Salvaiciclisti Roma APS

Kyoto Club

AMoDo – Alleanza Mobilità Dolce

Ciclostile – ciclofficina popolare del Centro Sociale Bruno di Trento

Fridays for Future Milano

Fondazione Luigi Guccione Onlus

Marco Pietrobono Onlus

AIFVS Associazione Vittime della Strada

hub.MAT APS

Fondazione Michele Scarponi Onlus

‍Ufficio stampa Legambiente Lombardia

Silvia Valenti

NON POSSIAMO ACCETTARE CHE TORNI TUTTO COME PRIMA, CHE LE AUTO SI RIAPPROPRINO DELLE CITTA’ E DELLE NOSTRE VITE.

NON POSSIAMO ACCETTARE UNA TALE MANIFESTAZIONE DI ESALTAZIONE DEL MEZZO PRIVATO SENZA TESTIMONIARE LA NECESSITA’ URGENTE DI UN CAMBIAMENTO VERSO MODALITA’ ALTERNATIVE, LEGGERE, COLLETTIVE E SOSTENIBILI DI SPOSTAMENTO.

IL 12 GIUGNO ANDIAMO A MILANO.

12 GIUGNO 2021, Milano Giornata di protesta contro il Salone dell’Auto🚘, per demotorizzare l’Italia!

https://www.milanotoday.it/attualita/bici-auto-milano-.html


 


https://www.milanomonza.com/

SCENARI DI MOBILITA’ URBANA POST FASE ACUTA COVID 19

LE GRANDI CITTA’ ALLA PROVA DEL TRAFFICO. 
IL CASO ROMA (ma non solo).
      La pandemia virale rischia di lasciare una pesantissima eredità sul traffico e le condizioni di vivibilità urbana di molte città.
      Il problema principale consiste nelle conseguenze attese sul trasporto pubblico ovvero una  devastante “fuga” verso l’automobile da parte di chi utilizzava tram, autobus, treni, filobus e metropolitane considerati adesso pericolosi per il rischio contagio e/o scomodi e non convenienti per le sopravvenute difficoltà di utilizzo dovute all’obbligatorio rispetto delle distanze sanitarie.
      Non sappiamo quanto durerà questo effetto negativo, di sicuro dipende da quanto si prolungherà l’allerta virale e dagli esiti psicologici sugli utenti dei mezzi pubblici.
      A queste incognite si aggiungono altre variabili, ovvero le politiche intraprese dai vari livelli amministrativi locali e di governo centrale per fronteggiare questa emergenza invero del tutto inedita.
      Se si dovessero combinare tempi lunghi per il superamento della crisi tpl con ritardi e inadeguatezza di soluzioni istituzionali il risultato potrebbe essere catastrofico per le città coinvolte.
CorsiaBiciChampsE
      Proviamo a delineare dei quadri situazionali che seguano l’evoluzione dei vari fattori che possono incidere sul fenomeno mobilità urbana nel progressivo allentamento delle misure di lockdown.

Scenario Uno, bassa criticità.                                                                                                          Poche attività economiche aperte, smart working a massimo regime, scuole ancora chiuse, turismo assente.

Scenario Due, media criticità.
Molte attività riaperte, smart working a medio regime, scuole ancora chiuse, turismo pressoché assente.
Scenario Tre, massima criticità.
Attività generalmente riaperte, smart working a basso regime, scuole aperte, turismo attivo.

Continua a leggere “SCENARI DI MOBILITA’ URBANA POST FASE ACUTA COVID 19”

LA TUA PAURA

Sei preoccupato, allarmato, terrorizzato. Perchè?

       Sì, ok virus, epidemia, pandemia, siamo d’accordo, orribile, ma la cosa peggiore che ti può succedere in questa situazione qual è? Morire?
Sí, penso che più di ammalarti e morire non ti può accadere.
       Allora il tuo panico è dovuto a questa paura, la più ancestrale e diffusa: soffrire e morire. Minaccia che riguarda non solo te ma che coinvolge, direttamente e indirettamente, anche i tuo cari, pure per questo insopportabile.
CORONAVIRUS PAURA
        Probabilmente non ti era mai successo di viverla, o almeno di provarla cosí intensamente e da vicino come in questi giorni. E si vede. Non è un bello spettacolo notare certe reazioni inconsulte, vederti sbraitare e inveire per ogni pretesto o contro il diverso, la minoranza di turno, facendo il forte coi deboli, classico, tra l’altro, di chi è debole coi forti.  Contro quelli che “potrebbero”, è sufficiente il condizionale, metterti in pericolo, vanificare i tuoi immani sacrifici, come stare ore sul divano, solo perché pretendono di esercitare diritti formalmente riconosciuti ma ritenuti da te superflui.
        Mi fai tenerezza, mi riporti indietro di tanti, tanti anni. Quando era toccato a me scoprire questa emozione forte, una morsa gelida allo stomaco, guardando dritto negli occhi e da minima distanza la Signora vestita di nero. Erano le prime volte che mi avventuravo sulla strada non protetto dalla blindatura di un autoveicolo. E mi succede sempre, ancora oggi come allora, quando pedalo o cammino accanto alla minaccia motorizzata, l’arma impropria che ha fatto e continua a fare più vittime nella storia dell’umanità.
       Fortunatamente, col tempo, si impara a convivere con questa paura, non che si avverta di meno o faccia meno male alla psiche e quindi anche al corpo, semplicemente si acquisiscono gli “anticorpi” per gestirla adeguatamente. Anche se vedere che altri, intorno a te, simili a te, restano continuamente sull’asfalto non aiuta molto.
AUTOI ARTICOLO PAURA
       Ma pensa, stranezze della vita, che “grazie” a questa consapevolezza dell’alto grado di rischio del traffico mi è accaduto qualcosa che mai e poi mai avrei pensato potesse succedermi. Dopo circa venti anni di panico, letterale, da viaggio aereo, l’ultimo effettuato nel 1993, sono tornato recentemente a fare diversi voli in Italia ed Europa, con immenso stupore della mia famiglia che proprio non riusciva a crederci.
       Ho percorso un processo cognitivo in cui confrontavo analiticamente e razionalmente i rischi stradali, enormi, con quelli aerei, molto, molto inferiori, come da statistiche e valutazioni scientifiche ma anche soggettive. Ne emergeva una profonda mancanza di coerenza nell’affrontare quotidianamente i primi ed evitare gli altri costringendo soprattutto chi vive con me a rinunciare alle opportunità di viaggio offerte dal volo. Per inciso, resta fermo che volare va evitato come la peste per le gravi implicazioni ecologiche che comporta.
       Tornando alla situazione odierna, grave, gravissima, un incubo in cui siamo tutti precipitati e da cui ancora non si vede via di uscita ben definita, posso dirti che, anche qui, convivere costantemente col rischio massimo, quello della vita, mi ha consentito con la dovuta freddezza e raziocinio di studiare e capire al meglio, per quanto possibile, i termini reali della situazione e valutarne oggettivamente rischi e contromisure, evitando di cadere in stravolgimenti emotivi che in genere non sono solo sterili ma anche pesantemente dannosi.
       Per la verità non dovrebbe risultare necessario essere “forgiati” da simili anomalie sociali, come le attività “estreme” stradali, per riuscire ad affrontare civilmente e in modo appropriato eventi drammatici come quello pandemico attuale.
Esiste un istituto sociale obbligatorio, l’insegnamento scolastico, che per lunghi anni dovrebbe formarci adeguatamente a usare al meglio, analiticamente e criticamente, le profonde capacità cognitive umane di cui disponiamo. Se l’istruzione si riduce a puro nozionismo abbiamo fallito, eppure abbiamo una categoria di educatori di altissimo valore, che comunque nulla può contro le persistenti raffiche di messaggi mediocri e abbrutenti da parte di media, società e poteri economici.
       La storia, la filosofia, la letteratura ci hanno ampiamente insegnato che non dobbiamo mai consentire a niente e nessuno di calpestare quello che forse rimane il più alto valore che ancora ci resta da difendere, la dignità umana. Non dobbiamo permetterlo neanche a un’amica che è utile fino a quando ci aiuta a percepire i pericoli ma che ci annichilisce se non riusciamo a gestirla e ci lasciamo sopraffare.
Sì, la paura.
Alfredo Giordani
Rete #Vivinstrada

LA PAURA E LA RAGIONE. Tra il virus e la guida.

      Come ci comportiamo di fronte a un grave pericolo, una situazione molto critica, che può mettere a rischio la nostra vita e quella dei nostri cari oltre che di molti individui della nostra collettività?
Chi si occupa in modo approfondito del fenomeno della violenza stradale non può non aver accuratamente analizzato questo specifico aspetto di economia comportamentale.
 
      L’emergenza corona virus ci ha messo di fronte ad alcune dinamiche cognitive riguardanti la comprensione, la percezione di un certo rischio sociale e le conseguenti reazioni ad esso, spesso anche differenti da persona a persona.
alfredo metro bandanda
      In Italia l’allarme contagio è partito in modo blando, poi, man mano che i numeri dell’epidemia crescevano, misure di contenimento e consapevolezza della gravità del fenomeno si sono via via intrecciate in una spirale crescente fino a portare al blocco generale di ogni attività non essenziale. Oppure non nociva.  
      E su questa ultima differenza tra attività non indispensabili e non dannose si sono creati due blocchi contrapposti di “scuole di pensiero”.
      Da una parte i sostenitori del coprifuoco assoluto, riuniti sotto lo slogan governativo #IoRestoACasa, e dall’altra i difensori del diritto di muoversi anche solo per una passeggiata o per “sport e attività motoria”, a piedi o in bici, come peraltro esplicitamente previsto e consentito dal decreto Conte. 
      Il paradosso, inoltre, consiste nel fatto che ambedue le “fazioni” abbiano ragione, sia chi decide di restare stabilmente nella propria abitazione sia chi vuole muoversi all’aperto nel rispetto delle disposizioni vigenti. Il conflitto si accende però quando i primi esigono che il loro comportamento sia imposto anche agli altri, accusati di essere “fuorilegge”, irresponsabili e pericolosi potenziali diffusori di contagio.
      Questi ultimi, naturalmente, non riescono a comprendere e accettare simili accuse in quanto ritenute totalmente infondate e basate su una interpretazione per lo meno superficiale se non largamente distorta della situazione contingente.
      Se facciamo un parallelismo con il fenomeno stradale, per la strage motoristica le criticità relative all’opinione pubblica e istituzionale riguardano una grave sottostima dell’entità del pericolo o, qualora se ne percepisse la gravità, l‘incomprensione delle cause reali e quindi la conseguente inadeguatezza delle soluzioni basate su premesse infondate.
      Tornando all’emergenza virale in corso possiamo dire che si è raggiunta una buona consapevolezza generale sulla gravità della situazione mentre i due contrastanti approcci risolutivi sopra descritti evidenziano invece una notevole asimmetria conoscitiva del fenomeno patologico con una conseguente deriva comportamentale che risente, da parte di alcuni, più di fobia emotiva, ai confini con la psicosi, che di atteggiamenti razionali e mirati.

      Questo può accadere quando ci rifiutiamo di capire, ragionare, fare un piccolo sforzo mentale per comprendere situazioni e dinamiche non necessariamente complesse ma anche solo insolite o particolari.

      Entrano in gioco allora fenomeni come le euristiche, ovvero processi cognitivi sintetici di giudizio, che non richiedono valutazioni più approfondite e analitiche. In questo caso uno slogan, una formula verbale come “IoRestoACasa” racchiude tutto quello che devo sapere e fare, senza costringermi a pensare oltre.
      E’ molto triste prendere atto di quanto sia diventato faticoso e crei disagio provare a ragionare per capire meglio la realtà che ci circonda, rintanandoci nella nostra “comfort zone” delle regolette e dei luoghi comuni come, per la sicurezza stradale, indossare la cinta, il casco, non usare il cellulare, la bici è pericolosa, il pedone si getta sulle strisce, etc, senza scendere nel profondo delle varie leve che muovono le azioni umane alla guida.
      E provoca ancora più amarezza e sconforto notare che l’approccio consapevole e scientifico ai fenomeni patologici sociali venga visto come inopportuno o addirittura pericoloso da chi si ferma alla superficie delle questioni.
      Per non parlare poi delle istituzioni quando si appiattiscono su queste stesse posizioni all’insegna dell’approssimazione.
Alfredo Giordani
Rete #Vivinstrada

Testo decreto 9 marzo 2020 che riporta il dispositivo:

" ...lo sport e le attivita' motorie svolti  all'aperto  sono
ammessi esclusivamente a condizione che sia possibile  consentire  il
rispetto della distanza interpersonale di un metro;»

Mobilitazione nazionale dei Cittadini Della Strada

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#RISPETTIAMOCINSTRADA

Roma, 23 febbraio 2020, ore 11,00, Colosseo – Fori Imperiali

PROGRAMMA

  • ORE 11 inizio ritrovo in via dei Fori Imperiali, piazza del Colosseo. Video e foto con striscioni, cartelli, maschere, bandiere per la prevenzione e contro la violenza stradale.
    Esibizione del campione di Bike Trial Diego Crescenzi. DIEGO CRESCENZI

 

  • ORE 12.00 circa spostamento lungo via dei Fori Imperiali, piazza Venezia, via del Corso verso largo Chigi per esibizione gruppo Soul Singers presso la galleria Sordi.
  • SOUL SINGERS
  • ORE 13.30 termine evento

CorteoCorso

CorteoVenezia

 

Questo il testo dell’appello inviato al Presidente Sergio Mattarella il giorno 11 gennaio 2020:

Continua a leggere “Mobilitazione nazionale dei Cittadini Della Strada”

VERSO IL LIMITATORE DI VELOCITA’ OBBLIGATORIO (I.S.A.)

ORA TOCCA A NOI!

Costituito il comitato promotore della campagna a sostegno dell‘Intelligent Speed Adaptation, il dispositivo telematico che impedisce automaticamente di superare i limiti di velocità alla guida.

Rete Vivinstrada,  Fondazione Luigi GuccioneFondazione Michele Scarponi,   AIFVS,  A. D. P.  Marco Pietrobono Onlus, Bikeitalia.itSULPL Roma, LegambienteLegambici  Salvaiciclisti Roma e   Associazione Motociclisti Vittime della Strada

DICONO BASTA

agli eccessi di velocità e alla violenza stradale.

campagna isa comitato promotore - 12

FIRMA LA PETIZIONE

AGGIORNAMENTO  ETSC 31.5.2021

Ricordiamo i numeri della violenza e della strage stradale in Italia (3.378 morti e 17.000
feriti gravi), in Europa (25.300 morti e 135.000 feriti gravi) e nel mondo (1.350.000).
Non solo le utenze vulnerabili (pedoni, ciclisti, disabili, bambini anziani) pagano un prezzo alto ad un sistema di mobilità violento e costoso ma anche gli stessi automobilisti e motociclisti.

Nel 2017 – oltre a 40 bambini uccisi, 600 pedoni e 274 ciclisti – 1.464 automobilisti e 735 motociclisti sono rimasti uccisi.
Questo tributo, che vede la velocità come causa principale di sinistri stradali ed elemento
che ne determina la gravità, non è inevitabile: in particolare, semplicemente connettendo i sistemi di navigazione satellitare e l’apparato elettronico di controllo del motore, cioè due dispositivi ormai installati su tutti i nuovi veicoli, è possibile fare in modo che l’automobile rispetti automaticamente i limiti di velocità in vigore sulle strade.
Questo dispositivo esiste da tempo e si chiama ISA (Intelligent Speed Adaptation): esso è
stato a più riprese e positivamente valutato in diversi studi e ricerche internazionali, ma la sua introduzione, per quanto sempre raccomandata, si è scontrata sino a oggi con una
mai esplicitata e motivata ma evidentemente ben efficace opposizione.
Anche l’ETSC (European Transport Safety Council) lo promuove come una soluzione
importante per ridurre la mortalità e la lesività degli scontri stradali.
La Campagna per l’introduzione del dispositivo ISA è veicolata in tutti i Paesi dell’Unione
Europea e fatta conoscere al resto del mondo perché possano svilupparla in tutti i Paesi
aderenti all’ONU.
I destinatari della petizione sono:
Il Presidente del Consiglio dei Ministri italiano
Giuseppe Conte, la Presidente del Senato della Repubblica Italiana, Maria Elisabetta
Alberti Casellati, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, il Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico, il Presidente della Commissione Europea, Jean Claude Junker, il Presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Manuel de Oliveira Guterres, il Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus.

 Compito del comitato promotore sarà sensibilizzare Governo, Ministero competente, Parlamento e, attraverso questi, le istituzioni internazionali, al fine di avviare al più presto il percorso per rendere obbligatorio l’utilizzo del limitatore di velocità automatico a controllo satellitare (ISA).

Invitiamo associazioni e cittadini ad aderire a questa campagna di civiltà per la pacifica condivisione delle strade.

SI POSSONO COMUNICARE LE ADESIONI ALL’INDIRIZZO EMAIL

vivinstrada@outlook.it

 O NEI COMMENTI AL PRESENTE ARTICOLO.

 Al più presto verranno comunicate le iniziative a sostegno della campagna per #ISA.

Grazie della collaborazione.

Le adesioni sono in fondo all’articolo.

Continua a leggere “VERSO IL LIMITATORE DI VELOCITA’ OBBLIGATORIO (I.S.A.)”

CHI GUIDA LA TUA AUTO.

A CONTROLLARE IL VOLANTE E’ LA TUA PARTE RAZIONALE O QUELLA EMOTIVA?

LINK  VIDEO 1 DEL WORKSHOP:  PRIMA PARTE

LINK VIDEO 2 DEL WORKSHOP: SECONDA PARTE

2

 

LUNEDI’ 26 NOVEMBRE 2018 SI TERRA’ LA SECONDA PARTE DEL WORKSHOP SU CULTURA E PREVENZIONE STRADALE DELLA CONSULTA CITTADINA DELLA SICUREZZA STRADALE, MOBILITA’ DOLCE E SOSTENIBILITA’ DI ROMA PER TRATTARE IL TEMA DEL DIFFICILE RAPPORTO TRA FATTORE UMANO E GUIDA.

ROMA, 26.11.2018, ORE 16.30, (termine previsto ore 18.30) SALA EVENTI PIANO TERRA DIPARTIMENTO MOBILITA’ E TRASPORTI DI ROMA CAPITALE, VIA CAPITAN BAVASTRO, 94.

1

ILLUSTRAZIONE E COMMENTO DEI FENOMENI COGNITIVI ENDOGENI E ACQUISITI CHE OSTACOLANO, LIMITANO E CONTRASTANO L’ATTIVITA’ DI GUIDA RAZIONALE.

  • ATTENZIONE SELETTIVA
  • FENOMENO DEL PILOTA AUTOMATICO
  • BYE BYE SYNDROME
  • VALUTAZIONE SITUAZIONALE E PERCEZIONE DEL RISCHIO
  • LOCUS OF CONTROL
  • COMPENSAZIONE PSICOLOGICA DEL RISCHIO
  • PARADOSSO DEL GIOVANE GUIDATORE
  • ANSIA STRADALE
  • DISTORSIONE ATTRIBUZIONALE E RAZIONALIZZAZIONE PSICOLOGICA
  • DEINDIVIDUAZIONE, DEPERSONALIZZAZIONE, DEUMANIZZAZIONE
  • RESISTENZA AL CAMBIAMENTO
  • IL MITO DELLA VELOCITA’                                                                                                                     43

Continua a leggere “CHI GUIDA LA TUA AUTO.”

WHICH AUTOMOBILE?

This article isn’t about the type of car we should buy according to our financial situation or that best suits our needs as individual or as a family,

whereas, the following article aims to analyse the element that always has been, and still represents, in most societies, the core of the general mobility model, which, from many decades now, heavily shapes our entire lives and environment, especially within the urban area.

Technology is offering several types of innovative automobiles, which bet on the ecological factor (electric cars), and on safety (driver assisted or driverless cars), presenting them as “resolvent models” in the field of sustainability.

EV for blog VIS

Although, is it reasonable to consider the electric engine totally clean and perfectly integrated into the perspective of a liveable city? Is it sufficient to provide the car with some kind of braking device or with autonomous driving itself, to allocate the automobile as a “smart and safe vehicle”?

Continua a leggere “WHICH AUTOMOBILE?”

LA MOBILITA’ URBANA, DAL MODELLO PERDENTE A QUELLO VINCENTE E SICURO. PER TUTTI. Sicurezza nei percorsi casa-scuola e casa-lavoro. (da quaderni Ispra 16 – 2017, pag. 50)

Di A. Giordani, coordinatore Rete VIVINSTRADA (44)

Link al documento Ispra

ISPRA QUADERNI ARTICOLO GIORDANI
Siamo ormai generalmente consapevoli che, a Roma, come anche diffusamente in Italia, l’uso abnorme di automobili sia la causa di gravi criticità sociali come congestione e invivibilità, inquinamento atmosferico e acustico e sinistri stradali troppo spesso mortali.
Di questa mole di spostamenti la componente casa-lavoro e casa-scuola rappresenta una parte molto consistente. Come stimato da ISFORT il 31,3% degli spostamenti nel 2016 della mobilità urbana avviene per motivi di studio e di lavoro. (45)

Continua a leggere “LA MOBILITA’ URBANA, DAL MODELLO PERDENTE A QUELLO VINCENTE E SICURO. PER TUTTI. Sicurezza nei percorsi casa-scuola e casa-lavoro. (da quaderni Ispra 16 – 2017, pag. 50)”